OMBRA  Mishima l'angelo del nulla (2015)

ideazione e soggetto Valentina Cidda, Sayoko Onishi
regia Valentina Cidda
coreografia Sayoko Onishi
collaborazione alla regia Valentino Infuso
maschere Valentino Infuso
sartoria creativa Annalisa Gianantonio      luci Giovanni Monzitta
con Sayoko Onishi e Erica Archinucci, Caterina Cidda, Valentino Infuso
durata 65 minuti

coproduzione Associazione Sosta Palmizi, Teatro Comunale di Ferrara, Dulcamarateatro
con il sostegno del Comune di Lucignano (Ar)
si ringraziano, per il contributo produttivo Alessandro Cidda, ACC & Partners, Silvana Lino

si ringraziano inoltre James Venit, Pierre Gramegna e Silvie Ferrari, Giuseppe De Luca,  Elisabetta Ramistella, Rosamaria Tomasino, Enza Morello, Fulvia Chiovaro, Debora Verso, Patrizio Pampaloni, Cecilia Ventriglia, Rossella Capizzi, Maria Concetta Taormina, Rosalia Marramaldo, Ina Busà, Elisabetta Conti, Jessica Vlah, Fulvia Papiro, Stefania, Vera Zappalà, Maria Crivello, Serena Bonfiglio, Enza Indelicato, Debora Orlando, Francesca Romeo, Maria Rita Cirrincione, Roberta Sabatini, Elio Andreozzi, Antonella Cuttitta, Leda Bursi
un particolare ringraziamento a Giovanna Strivieri

Spettacolo di teatro e danza ispirato alla vita e alle opere di Yukio Mishima, un personaggio così contraddittorio e denso da riuscire ad incarnare in una sola vita, grazie anche ai tanti personaggi dei suoi racconti e dei suoi libri, un'intera umanità, un intero esercito di anime diverse e in dialogo costante all'interno di un unico essere: il Suo.  L'interprete Sayoko Onishi sarà, in scena, il soffio vitale, di Mishima, l'angelo del nulla, perso nel mondo e nell'esistenza, ricondotto alla fine di ogni quadro, sempre, inesorabilmente, a se stesso.

Note di regia
Lo spirito di Mishima è stato il punto di partenza in questo lavoro, una straordinaria coscienza in viaggio così molteplice e disperatamente umana nella sua tensione al divino. Poi l'attenzione creativa si è centrata, anche nel suo aspetto performativo, su un qualcosa che va oltre ogni identità culturale specifica; ciò non significa che la ignori, ma significa che può attraversarla e trascenderla per trovare un modo di stare al mondo, un modo di esistere, seppure per l'arco di tempo di uno spettacolo, nella grazia di un autentico "incontro". L'incontro al quale si tende, nella creazione di questo lavoro, è incontro esistenziale con la vita, con se stessi, con l'essere interiore che si svela, confessa, si maschera e si fa "esempio di umanità" vissuto con e attraverso l'OMBRA che ognuno di noi porta dentro di se: metà oscura della grande luna dell'Essere.
Valentina Cidda

Perché Yukio Mishima
Tatsumi Hijikata, considerato insieme a Kazu Ono, il padre fondatore del Butoh, andò in scena nel 1959 con la controversa performance Kinjiki (Colori proibiti), considerata il primo vero spettacolo di danza Butoh, tratto, appunto, dal libro omonimo dello scrittore Yukio Mishima. La vita di Mishima, che è un'opera d'arte di per sé, e il Butoh sono nati e si sono evoluti misteriosamente insieme, su due binari paralleli e controversi. Si sono fatti denuncia, rivoluzione, linguaggio sconvolgente e durissimo, ricerca profonda di un qualcosa di indefinibile che, l'ANIMA, chiamerebbe forse "nostalgia di casa". La nostra epoca è un epoca di passaggio, crisi e grande trasformazione culturale su scala mondiale, e proprio per questo ora, l'attenzione creativa si centra in questo spettacolo su un qualcosa che va oltre ogni arroccamento e identità culturale specifica; ciò non significa che la ignori, ma significa che può attraversarla e trascenderla per trovare, in un mondo in cui tutto è confuso e mischiato, tutto è rovesciato e svuotato, un modo di stare al mondo, un modo di esistere finalmente nella grazia di un autentico "incontro".
L'incontro al quale si tende, nella creazione di questo lavoro, è incontro esistenziale con la vita, con se stessi, con l'essere interiore che si svela, confessa, si maschera e si smaschera e si fa "esempio di umanità".
L'Umanità di Mishima è pertanto, il cuore pulsante di questo spettacolo. La sua natura di uomo "estremamente umano", smarrito ed eroico, folle e lucidissimo, disperatamente assetato d'amore e incapace di amare. Mishima come "esempio di umanità". Mishima e la sua coscienza in viaggio, eternamente sospesa tra la vita e la morte, tra l'eroismo e il martirio, tra così tante realtà, contraddizioni, fatti, sogni, personaggi, eventi, desideri, disillusioni, atti di forza estrema e profonde fragilità, tra il sogno del Regno Divino, simboleggiato dall'Imperatore, e il grande nulla di cui divenne, con l'ultimo epico gesto del suo suicidio, l'ambasciatore supremo: l'angelo del nulla.

Dalla presentazione dello spettacolo in fase di studio a cura di Eugenia Casini Ropa
Sulla scena si muove con inquietudine l'ombra o forse l'anima di Mishima, cui Sayoko Onishi presta il suo corpo efebico nudo e sbiancato secondo la tradizione del butoh; che interagisce con turbamento, passione, estraneità o angoscia con l'ambiente e le figure che la circondano. Pur senza l'intenzione di costruire una biografia, le diverse scene alludono simbolicamente a momenti o stati d'animo conflittuali visti come determinanti nella vita di Mishima: il difficile adeguamento alla società vissuto come la doma di un libero animale, la scoperta della bellezza e della sensualità adombrata nella figura del San Sebastiano, la trasformazione nel corpo e nello spirito guerriero del samurai con l'arte marziale, l'assunzione della maschera pubblica per celare il tumulto interiore, il confronto perturbante con i personaggi da lui creati che lo trascinano in un valzer folle, l'ossessione dei presagi di morte, fino al liberatorio suicidio finale, che pur apparentemente interpretato nella versione più nobile dell'immolazione eroica ai propri ideali, non nasconde, nella trasparenza vibrante dell'immagine, la resa ad una lotta interiore non più sostenibile.

  foto Marco Caselli Nirman

 

 

 

SAYOKO ONISHI

 

Danzatrice, coreografa e docente. Studia danza classica prima, contemporanea poi all'accademia Sasaki Mitsuaki Art Dance (Hokkaido). Studia il Butoh con il maestro Hironobu Oikawa. Dal 1986 al 1988 è impegnata con la compagnia Hoppon-Butoh-Ha di Ippey Yamada. Nel 1989 lavora col gruppo stabile Takao Nakazawa a Melbourne. Dal 1990 al 1993 lavora come danzatrice per la compagnia di danza Butoh Tatoeba a Berlino. Nel 1993 approfondisce i suoi studi sul butoh studiando Tai-chi, chigong col maestro Hironubu Oikawa. Realizza numerosi spettacoli come solista in vari paesi europei: nel 1996 festival di danza Butoh "Chisenhale" di Londra, teatro "Melkweg" di Amsterdam, Festival internazionale di danza teatro a Karlsruhe; nel 1997 vince il Concorso internazionale di danza solista ad Augsburg, Germania; nel 1998 partecipa al festival d'arte "Five projects" di Tokyo, nel 1999 al "Tanz Herbst" a Bremen, Germania; nel 2000 è presente al "Japan Festival", al teatro Melkweg di Amsterdam e al "Moving Mime Festival" in Tiburg, Olanda. Nel 2001 inizia la sua attività in Sicilia con l'Associazione Siciliana Danza. Nel 2004 viene invitata come guest teacher dall'Accademia Nazionale di Danza a Roma. Nel 2005 è tra i cofondatori dell'Accademia Internazionale di Butoh. Dal 2005 è coreografa stabile presso il corso di "Laboratorio Teatro" dell'Università di Palermo. Nel 2005 vince il primo premio di danza contemporanea a Berlino e a Tokio nel 2006 (Die Platze). E' solista nello spettacolo Il dolce canto degli dei con Giancarlo Giannini e nello spettacolo Ager Sanguinis Federico II Stupor Mundi con Giorgio Albertazzi. Lavora anche con Remo Girone. Continua a collaborare con vari artisti internazionali (progetto MAE 3 e MaE2 accanto a Robert Touissant). Ispirandosi alle radici del Butoh il lavoro di Sayoko Onishi ha lo scopo di unire sia elementi occidentali che orientali, sia la tradizione che il contemporaneo. Con Dulcamarateatro collabora da alcuni anni a livello formativo e artistico prendendo parte ad alcuni lavori. Collaborazione che si consolida con Nati e con la nuova produzione Ombra.

 

CONTATTI:Associazione Sosta Palmizi
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